Piatino Pianoforti fa formazione

Lo scorso 10 aprile, presso il laboratorio torinese della ditta Piatino, il socio Aiarp Francesco Cannavacciuolo ha tenuto un apprezzatissimo  corso teorico/pratico sul funzionamento del pianoforte. Ecco come è andata…

a cura di Angela Passadori

 

Francesco Cannavacciuolo tiene il corso presso la Ditta Piatino. Torino, 10 aprile 2021Torino, 10 aprile. È un giorno speciale: oggi il laboratorio della Ditta Piatino si trasforma in uno spazio didattico speciale per ospitare la prima frazione del corso teorico/pratico sul funzionamento del pianoforte che vede protagonista il Socio AIARP Francesco Cannavacciuolo.

Il corso, rivolto ai pianisti, è organizzato dietro espressa richiesta dell’accademia di Pinerolo. L’accademia ha chiesto un percorso formativo di 8 ore, che Gessica Piatino – titolare della ditta Piatino, Associata AIARP e Vicepresidente di Europiano – ha ritenuto di spalmare su due mattinate.

Io ho partecipato, in veste di membro del Consiglio Direttivo AIARP, alla prima frazione dei lavori. In questo frangente ho potuto approfittare di uno spazio iniziale – durante il quale ho presentato per brevi cenni la struttura e gli scopi della nostra Associazione – e di una secondo spazio alla fine della mattinata, durante il quale ho esteso ai pianisti presenti l’invito a partecipare agli incontri tecnici di Cavalese.

 

Torino, 10 aprile 2021 | corso tecnico presso la ditta PiatinoNel vivo dei lavori

Il relatore Francesco Cannavacciuolo ha parlato sostanzialmente della costruzione del pianoforte a coda e del funzionamento della meccanica, illustrandone a grandi linee anche i possibili difetti di funzionamento e le relative cause. In questo percorso si è avvalso del supporto di filmati tecnici, di un simulatore, e da parti della meccanica che ha mostrato. Alla fine della mattina, gli allievi hanno provato ad estrarre la meccanica da un pianoforte a coda.

Questi gli obiettivi dichiarati del corso:

  • che il pianista sia in grado di estrarre la meccanica senza far danni, per recuperare ad esempio una matita o per pulire il tavolaccio;
  • che sia in grado di fare un unisono, per sistemare ad esempio una corda nuova;
  • che sappia descrivere il tipo di difetto che percepisce sul suo strumento.

Nonostante i limiti imposti dalla durata, i pianisti partecipanti si sono mostrati molto interessati. Noi abbiamo notato che erano totalmente digiuni di qualunque conoscenza in merito. Riflettendo su questa iniziativa, ho pensato che ciò aprirebbe per Aiarp delle nuove prospettive. Se proponessimo noi stessi, come Associazione, corsi di questo tipo a scuole e Conservatori, alternando i soci delle varie regioni in veste di relatori, potremmo in breve contare su una sorta di «pacchetto» pronto e collaudato, con la stessa falsariga  uguale per tutti.

Un’opportunità significativa

Un pacchetto siffatto costituirebbe un’opportunità significativa su più livelli. Ci consentirebbe infatti di promuovere la cultura del pianoforte, di promuovere le nostre attività – e potrebbe costituire allo stesso tempo una piccola fonte di introito. Anche perché, come espresso a chiare lettere dalla locandina promozionale del corso di Torino, i partecipanti hanno versato una quota di partecipazione significativa; e non c’è motivo perché altri pianisti sul territorio italiano non debbano fare altrettanto.

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